Strage di via D’Amelio, Mattarella: «La Repubblica più forte». Meloni: «Borsellino esempio di coraggio»

Sono trascorsi trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, uno degli attentati mafiosi più drammatici della storia italiana. Il 19 luglio 1992, alle 16.58, una Fiat 126 carica di esplosivo venne fatta detonare davanti all’abitazione della madre di Paolo Borsellino, a Palermo. Nell’esplosione morirono il magistrato e cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo.

L’eccidio 57 giorni dopo la strage di Capaci

L’attentato avvenne appena 57 giorni dopo la strage di Capaci, nella quale furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. In meno di due mesi Cosa nostra colpì due magistrati simbolo della lotta alla mafia, cercando di intimidire lo Stato e di fermare il percorso investigativo e giudiziario costruito contro l’organizzazione criminale.

Mattarella: «Segnata la coscienza del Paese»

Nel giorno d…

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